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INGEGNERI PER GIOCO, GIOCHI PER INGEGNERI

MOSTRA DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA

Il progetto

Partendo dall’idea che alla base di ogni processo creativo e progettuale vi è il gioco e che nel giocattolo, e nel giocare, si concretizzano i criteri fondanti dell’ingegneria, la mostra trasferisce sul piano ludico quegli ambiti culturali che solo istituzionalmente appartengono, per convenzione, alle categorie degli ingegneri. I giocattoli presenti in mostra sono provocatoriamente riuniti in sezioni che rappresentano le diverse branche dell’ingegneria. Oggetti evocativi che appartengono a un altro mondo fanno riflettere sul mestiere dell’ingegnere che, a partire dai primi stadi dell’invenzione realizza, attraverso lo sviluppo prototipale e l’ingegnerizzazione, il prodotto finito e la sua gestione organizzativa.
Le regole dell’ingegneria sono nascoste in ogni giocattolo. Perché se nel 1934 José Ortega y Gasset affermava che “l’uomo senza la tecnica non sarebbe mai esistito” è pur vero che accanto all’homo sapiens e all’homo faber, c’è – come ci ricorda Johan Huizinga – l’homo ludens. E se l’ontogenesi ricopia la filogenesi, se cioè ogni essere umano ripercorre nella sua evoluzione, dall’embrione alla sua completezza, la storia della propria specie, allora osservando un bambino che gioca si possono scoprire i primi passi con i quali la tecnica si è evoluta.

L’ingegnere – l’ingeniarius, il costruttore di ingenia, di congegni – è sin dall’antichità una caratteristica propria dell’essere umano, che travalica il significato che siamo oggi abituati a dare a questo termine. Ingegnere non è colui che studia cose difficili e complesse, ma è l’artefice che progetta e che costruisce. Creatività e gioco, fantasia e manualità sono alla base di ogni processo cognitivo, e negare questi profondi legami sarebbe disconoscere la stessa natura umana. Ogni progetto, nel senso etimologico della parola, è una sfida e una scommessa lanciata verso futuro e il gioco, nelle sue forme elementari, è sempre un’avventura.

L’ingegneria si evolve, nel corso del tempo, attraverso l’utensile fino alla macchina e al sistema, e d’altro canto il giocattolo, dalla più rudimentale palla al più sofisticato videogame, ripete, e spesso anticipa, ciò che la tecnica vorrebbe che rimanesse nella categoria delle “cose da grandi”.


Il giocattolo è per definizione un oggetto fatto per divertire e il divertimento, l’uscire dal dominio del conosciuto per affrontare nuove strade di conoscenza, diventa il vero motore di ogni vero processo cognitivo: tutto il resto è riflessione ed elaborazione, quando non rientra nella routine. Solo chi gioca riesce a sperimentare il nuovo, ma soprattutto è in grado di trarre dalla fatica del proprio lavoro quell’appagamento che si trasforma in stimolo indispensabile a ogni processo di crescita. I giocattoli non sono solo modelli in scala ridotta (sia fisica che concettuale) delle cose dei grandi, ma rappresentano il banco di prova attraverso il quale il bambino incomincia a comprendere come è fatto, ma soprattutto, come “fare il mondo”.

Ecco perché il vero ingegnere, per sua natura imprescindibilmente innovatore e progettista, deve continuamente ricordare il vero significato del gioco, e saper continuare a “divertirsi”.

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